Piramidi In Frantumi

Piramidi In Frantumi

by Shpend Sollaku No, Shpend Sollaku Noe

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Product Details

ISBN-13: 9781463403041
Publisher: AuthorHouse
Publication date: 08/12/2011
Pages: 144
Product dimensions: 6.00(w) x 9.00(h) x 0.34(d)

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Piramidi in frantumi

ANTOLOGIA POETICA
By Shpend Sollaku Noé

AuthorHouse

Copyright © 2011 Shpend Sollaku Noé
All right reserved.

ISBN: 978-1-4634-0304-1


Chapter One

TELEGRAMMA DAL SEPOLCRO

poesie

Adesso conosco tutte le uscite di Roma, eppure non so come si entra.

    1.

    Tutto il mio corpo è il dolore
    di un' eruzione improbabile.

    Incapace sono di espellere quell'oscura viscida medusa
    dentro la mia buccia,
    inabile sono di eruttare quella massa pietrificata
    che ricolma il cranio.

    Il cervello vanamente cerca di urtare dirimpetto,
    c'è il blastoma che blocca la scappatoia.
    La mente inutilmente cerca di fare il passo del granchio,
    c'è il cancro che blocca la porta della toilette.

    Tesoro, non ci siamo mai visti prima,
    erano le nostre larve,
    ibridi di nebbie e nuvole.


    2.

    È ora di andare Socrate,
    noi a tirare le cuoia, altri a vivacchiare.
    Eppure a nessuno è chiaro chi vada verso il meglio.
    Ed é già tramonto di Quasìmodo,
    e presto toglieremo il disturbo agli scarafaggi,
    ma nell'ultimo salto nel buio -
    la lacrima rancorosa
    di non aver mai contemplato
    il crepuscolo di Dachàu,
    e di altre tante cose mai percepite,
    e di altre tante mai concluse,
    dei pentimenti mai arrivati
    e dei crimini mai confessati:
    Ed il pianto tacito di un goccio di cari
    superstiti sul suolo.


    3.

    C'è sempre
    chi versa lacrime
    dal patibolo
    del tiranno,
    c'è sempre
    chi delizia.
    Tra l'orgia -
    il boia
    che gode
    lo stesso,
    della lacrima e del diletto.

    Ed io
    che finalmente
    vado a riprendere fiato
    nel tugurio atroce del peccato.


    4.

    La roccia
    adesso
    é scavata,
    ma
    anche l'onda
    è morta.


    5.

    Salvami o Dio dall'ossessione
    dello sguardo sul cofanetto postale,
    alloggio dell'angoscia dei messaggi spettrali,
    salvami o Dio dall'affanno
    che tormenta i passi del telegramma
    spedito dal distante sepolcro.


    6.

    Vi sto impiccando, ma voi siete inerti,
    vi sto fulminando, ma voi siete ciechi,
    io urlo, urlo, ma a voi mancano le orecchie,
    vi sto bruciando e le fiamme
    stanno arrivando al livello degli occhi,
    ma voi, effigi di cera, perpetuate
    a sorvegliare le meteoriti,
    a scandagliare gli spiriti del male negli altri pianeti.
    E finché la vampa non spacca la retina
    deliranti continuate a gorgheggiare al vostro diluvio.


    7.

    Ho cercato l'Eden eh! eh!
    e ho trovato Lucifero ohibo! ohibo!
    Ho applaudito J.F.K.
    e mi ha sorriso Nerone,
    un tetto per gli altri ho chiesto
    e ho perso la mia casa,
    un mondo per tutti volevo
    e ho perso la mia patria.
    Ditemi vi prego che non sono un pazzo
    e che non devo continuare la ricerca puttana,
    sennò, offritemi una corda,
    sennò, offritemi una bara.


    8.

    Io chiamo Wojtyla e risponde guru Asahara,
    io chiamo Sebastianos e risponde Zirinovskij,
    io chiamo De Gasperi e risponde Mussolini,
    io chiamo Madre Teresa e risponde Barbarella,
    io chiamo Buddha e risponde Maometto,
    io chiamo e strillo, chiamo e urlo
    nello sforzo immane di decifrare
    il codice sbagliato del mondo.


    9.

    Il panteon in black-out, mutamente
    si festeggia la gloria degli scarafaggi.


    10.

    Se io dico bianco, tu subito strilli nero,
    se io dico uccello, tu subito volpe,
    se io sogno ghiaccio, tu subito estate,
    se io scrivo Hitler, tu subito Stalin,
    se io leggo Duce, tu subito Pertini,
    io verde, tu arso,
    io strada, tu grotta,
    io sonno e tu calvario,
    io Gesù e tu Pilato,
    che fare, che fare, il mondo e così piccolo
    e non possiamo vivere separati.


    11.

    Le donne
    le possiedo,
    per questo le disprezzo.

    Yo,
    "The Game",
    ma anche nel mio ciglio
    c'è sempre una goccia amara,
    delle amanti sprecate.


    12.

    Ho visto Napoli, poi non ho chiesto di morire,
    sono andato a sorbire un caffè sismico
    nei quartieri spagnoli.


    13.

    Mia madre stava paurosamente male
    e l'ho saputo da un viaggiatore 6 mesi dopo,
    mio zio era trasferito al cielo
    e l'ho saputo un anno dopo da un camionista,
    la mia porta era sfondata,
    chi mi spiava ora fa il presidente
    e l'ho saputo due anni dopo da un giornale riciclato.
    La mia patria si stava smembrando
    e l'ho saputo dai tg degli altri,
    le mie allucinazioni erano disintossicate,
    gli avanzi congelati
    ma lo specchio era rotto e deliziato
    non potevo contare le rughe.


    14.

    Sono prescelto a saltare
    sul carro del vinto.


    15.

    É il tempo di abbattere i vostri simulacri
    e riallacciare i nostri,
    di far risplendere le nostre donne
    e rifar piangere le vostre,
    di presunzioni dei nostri figli-soldati
    e di mettere in ginocchio i vostri,
    dei nostri smoking di marca
    e delle vostre marce bare.
    E non si sa per chi gli dei
    stanno preparando il prossimo bronzo,
    il futuro marmo,
    consigliandosi da Mark Aurelio.


    16.

    Spiacente Galileo,
    sono passati centinaia di anni,
    eppur niente si muove.

    I giorni erogati per soffrire
    sono demenzialmente scarsi,
    non bastano a decurtarci,
    inaridirci,
    scervellarci.
    Le notti stanziate per gioire
    sono il nulla evanescente.

    Occorre ampliare l'arco vitale
    e un'altra spartizione,
    piovuta dal cielo
    o espulsa dalle radici del magma.


    17.

    Gli hanno tagliato
    le mani,
    poi
    gli hanno dato
    una bacchetta
    per dirigere
    Verdi.


    18.

    Sei stato sempre stridulo
    per distrugere tanti cavalli di Troia,
    ma non hai mai saputo
    chi era Ulisse.


    19.

    Ruggisco,
    mi odiate.
    Sorrido,
    bestemmiate lo stesso.
    Il mio arrivederci,
    il vostro disprezzo.
    Taccio,
    non é diverso.
    Devi pentirti, Euclide, dell'assioma
    delle retti parallele che non si scontrano mai,
    forse ti é sfuggito l'elettromagnetismo dell'odio
    che riempie e fa toccare i rettilinei,
    la materia inebriante
    che esalta le nostre diversità,
    la corrente elettrica del rancore,
    il campo magnetico del veleno,
    l'alto voltaggio dell'ostilità.


    20.

    Svegliarsi
    in fondo
    al precipizio,

    come
    sono
    pesanti
    le ossa!

Chapter Two

MARE NOSTRUM

poema degli abbissi

quattro estratti x quattro stagioni

    Primo estratto

    Il vento delirante stupra le acque, le strozza, le spoglia,
    lacera l'intimo e fa volare gli stracci insanguinati
    dei misteri sepolti dell'apnea;
    e al mare piace la violenza carnale della tempesta
    e non ha mai pensato di denunciare da Zeus
    la compagna molesta.
    È il mare d'inverno, che non è mai il gemello
    del mare di primavera,
    che non è neanche lontano parente del mare d'estate,
    che non è nemmeno amico del mare d'autunno.

    È il mare di notte, orbo e scuro,
    che offre tanta birra da bere alle tenebre
    dai boccali dell'abisso,
    il mare, che tra un boccale all'altro,
    svela i trofei dei fondali,
    il mare tristemente ubriaco
    che brucia dal desiderio di essere confessato
    al cielo, e non vuole altro che qualcuno
    che lo può ascoltare.

    Il mare - padrone di un paio di jeans incagliati
    nell'imbuto della rete pescatrice che vomita
    tutto ciò che pesce non è, ma l'interrogativo
    del pescatore che non vuol tacere.
    Il mare padiglione di parto fulminante cesareo,
    il mare cimitero.

    Il Mare Nostrum d'inverno non si vede a Jaffna,
    però si sente la furia delle onde che sfiora le cime
    intorpidite dal tempo
    fermato negli annali,
    sulle strettoie, dove sfolgorano le punte
    delle baionette.
    Il sangue del mare fratello

    che scorre lontano e non é uguale
    nemmeno col grande fratellastro Indiano.
    Il cinico mare che bagna i piedi di Remi Moses ...
    che offre soltanto imbarchi,
    che nutre la flebile alba, vestaglia di Siracusa,
    il prossimo riparo dove l'illusione sbarcherà.

    E anche a Colombo si vede il mare, il mare di novembre
    amico di remi, porta di Cairo, albatros d'Alessandria
    d'Egitto, il mare piramide, di tombe labirinto, di morti
    da scoperchiare, di ori sognati, di calme spettrali, il mare
    di sirene amanti di Remì (Moses) che bussano nell'infinito.
    Il mare strozzino.
    Il mare affascinante d'inverno, esodo fuorilegge
    verso traguardi di libertà, sotto affascinante cometa
    ben augurante; il mare degli undici moschettieri
    di Todher di Swabi,
    il mare degli assaltatori di speranze di Gujrat,
    il mare avello di Mandi Bahawuddin,
    il mare di Natale.

    Pure nell'hangar della carcassa marina d'inverno
    si sente il mare,il mare nemico,che allarma la psiche,
    il buio profondo delle onde che ululano ai fianchi
    rantolanti dell'acciaio morente, del freddo peggiore
    del freezer letto e rifugio, sotto l'imbocco
    che sempre sa soltanto chiudersi, e mai, mai riaprirsi;
    reclusorio di lamentele angosciose, acuti aberranti d'aiuto,
    asfissia di speranze,
    effigi parentadi svanenti,
    e l'acqua adorata che invade le vie respiratorie
    nei corpi dagli occhi spalancati, di dolori che sfumano
    nel mare Mahatma,
    di silenzi impazziti,
    nel mare Colombo
    di Americhe degli abissi.

    Il Mare Nostrum d'inverno é geloso
    e non estrada ciò che ama di più:

    un ciuffo dalla chioma turbinosa di Ghazanfar Ali,
    gli occhi cristallini di Pervaiz Iqbal
    che possono folgorare gli squali delle ombre,
    le ampie spalle di Ahsan Shah
    che mirano a rovesciare container di rancori,
    la sete prepotente di Naveed Akhtar
    che può irrigidire le paludi d'angoscia,
    la ribellione delle unghie di Abid Hussain
    verso il minaccioso filo spinato,
    la lingua mozzata di Ghulam Rasul
    funambola verso libertà sconosciute,
    il cervello che sa pensare
    indipendentemente dalle torture
    di Sitra Chian. ..
    tutti proprietà del mare impazzito,
    del mare Mahatma,
    del mare Kristo.
    secondo estratto

    Il mare si sente bene a Valona,
    Mare Nostrum di primavera,
    che non è il sosia del fratello d'inverno,
    che litiga con il gemello d'estate,
    che denuncia il fratellastro d'autunno per furto
    di preziosi dalle viscere,
    che bara nello scambio di lumachiei,
    É il mare primaverile, bacino che lava i piedi
    al Capo Linguetta forse nostalgico
    della fortezza Kanina.

    Il mare della notte grottesca dell'anticipato Halloween
    che invita tutti in raduno: i riaffiorati di Ustica,
    gli inceneriti del Moby Prince,
    i sollevati in eterno di Bologna,
    i trucidati in delirio di Algeri e Drenica.

    É il mare d'Otranto, angoscia criptica del Kater i Radës,
    minuscolo guscio di noce, urna di gridi di speranza,
    sulle onde lunatiche che si infuriano in intermittenza,

    cariche di botti sulle creste di primavera,
    cariche di piombo di tradimenti delle attese,
    mare di precoce Halloween.

    É il mare depresso del dolore incompreso,
    di pianti silenti puerili riposanti ai piedi dell'acqua
    senza un interrogativo, il mare dei madri strazianti
    che stringono le loro creature,
    nella rallenta memoria in agonia,
    fino al contatto con la sabbia orba
    del golfo d'Otranto.

    É il mare arrabbiato di dossier euforici giudiziari
    che fanno campare gli addetti, portavoce di aguzzini,
    il mare di primavera delle ipocrite corone di eroi dubbiosi,
    il mare delle omertà, di verità sommerse
    sotto dune fasulle di Venerdì Santi, il mare di preghiere macchiate che
    mettono in imbarazzo le sacrestie,
    il mare di primavera, dell'angoscia di Dio,
    sbalordito un'altra volta dall'infingardaggine fatale
    delle sue carenti creature,
    il mare del affrettato Halloween,
    della grinta vana dei padri tragici singhiozzanti.

    É il mare di primavera delle provocanti avances
    per ammiragli che si rilassano quieti
    di aver fatto il dovere dello stato sicario,
    tuffandosi in ricerca di strenne per le cortigiane
    che rinnovano le pellicine, dietro porte blindate,
    inaccessibili per i sussurri dei morti contestati.

(Continues...)



Excerpted from Piramidi in frantumi by Shpend Sollaku Noé Copyright © 2011 by Shpend Sollaku Noé. Excerpted by permission of AuthorHouse. All rights reserved. No part of this excerpt may be reproduced or reprinted without permission in writing from the publisher.
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Table of Contents

Contents

Shpend Sollaku Noé - l'evoluzione di una metafora....................v
Piramidi in frantumi....................xi
Telegramma dal sepolcro....................1
Mare Nostrum....................23
Murus Noster....................39
Check up a Omero....................59
Codici a barre....................73
Citazioni sull'opera di Shpend Sollaku Noè....................125

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